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Litfiba - Pioggia Di Luce

Written By cortomaltese dyd on Thursday, May 02, 2013 | 01:19 PM

 
Lei non sa di essere portata via da un vento che ama, crede di essere libera ma la distanza che la separa da se rende invisibile ogni realtà Steppa distesa dentro il mio occhio dell'anima, pioggia di luce bianca che mi accecherà Io cerco il mare dentro il mio occhio dell'anima e vedo una vela rossa che arriverà, guardo i riflessi dentro il mio occhio dell'anima, come un cristallo puro che mi accecherà Steppa distesa, accoglimi in te senza guardare se io piangerò, mare riflesso, mi accoglierai senza guardare se io resterò qui __________________________________________ Piero Pelù descrisse la genesi di Pioggia di luce sutto influenze, se non sbaglio, lisergiche; a tutti gli effetti, già il titolo potrebbe richiamare una di quelle immagini puramente fantastiche che il cervello "crea" quando eccitato da qualche tipo di "external aid". Probabilemente, a guardar e interpretar bene il testo del brano, si potrebbe effettivameente cogliere qualche richiamo a qualche tipo di dipendenza; il protagonista infatti, questa volta femminile, "non sa di essere portata via da un vento che ama", vento che potrebbe essere benissimo interpretato come la droga, dalla quale però la stessa protagonista "crede di essere libera", anche se come già descritto in Eroi nel vento, non lo è affatto. Ed infatti essa, ormai quasi persa completamente la propria identità, percepisce il mondo attorno a se nettamente diverso dalla realtà ("la distanza che la separa da se rende invisibile ogni realtà"), tanto che l'animo vero e proprio della protagonista - interpretato proprio come un'occhio vigile ("occhio dell'anima") è ormai piatto proprio come una steppa, in grado di accogliere quindi tutto ciò che gli arriva addosso, senza però opporre alcuna resistenza. Cercare di trovare se resta ancora qualcosa di quanto c'era prima di positivo e razionale nel proprio animo, per la protagonista è ormai un'impresa difficile. La sua testa è infatti ormai permeata da immagini irreali ("un cristallo", visto proprio come la rappresentazione luminosa e altrettanto fantastica di una pioggia di luce); tra queste, una "vela rossa", che potrebbe essere interpretata come apportatrice di notizie sen'altro nefaste, quasi di auto-distruzione. Alla fine, la protagonista guarda ormai a se stessa (la steppa è la sua anima, la sua parte razionale ormai distrutta), riponendo solo la speranza di essere accolta nel suo dolore ma allo stesso tempo rifiutando di affrontare la realtà ("steppa distesa, accoglimi in te senza guardare se io piangerò"); consapevole quindi del suo declino imminente, essa aspetta solo di trovare nella morte la pace che la possa accogliere anche se questa dovesse tardare o non arrivare mai ("mare riflesso, mi accoglierai senza guardare se io resterò qui"). Piero Pelù - voce Ghigo Renzulli - chitarra Gianni Maroccolo - basso Antonio Aiazzi - tastiere Ringo De Palma - batteria